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Fiere reali e fiere virtuali
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Si sta riaprendo la stagione delle fiere turistiche che si preannunciano più grandi e importanti che nel passato. Il mese prossimo avrà luogo a Milano la Bit (Borsa internazionale del turismo), ormai diventato tradizionale appuntamento, e il mese successivo a Berlino la Itb, enorme palcoscenico dell'offerta mondiale.
Al termine delle manifestazioni, regolarmente c'è chi si lamenta che le fiere abbiano perso d'importanza, che il motivo principale per partecipare sia determinato dal principio che "bisogna esserci per farsi vedere", e, forse, una base di verità esiste in questa affermazione.
Gli ultimi anni hanno visto internet sempre più prepotentemente intervenire nella nostra vita; il lavoro, soprattutto nel turismo, ha colto l'opportunità per accorciare i tempi e favorire quelle azioni che evitano di "sprecare prodotto", uno su tutti i last minute. Anche gli organizzatori di fiere hanno cercato di utilizzare questa tecnologia, impostando alcuni tentativi di fiera virtuale, che sicuramente avrebbero avuto il vantaggio di evitare spostamenti e perdite di tempo, ma che non sono riuscite a decollare, rimanendo un catalogo di prodotti.
Perché allora questa innovazione, che in tante altre applicazioni ha avuto successo, non è riuscita nel settore fieristico? Forse perché il contatto tra persone, in certi ambiti, continua a essere determinante e insostituibile. Non si spiegherebbero altrimenti gli investimenti che si fanno per rendersi visibili, non solo nel corso degli eventi fieristici, ma anche nelle manifestazioni collaterali, spesso organizzate ai massimi livelli. Ad esempio, stiamo per partecipare, nell’ambito della Itb di Berlino, a una cena di gala in cui gli chef saranno cinque superstar della cucina mondiale, cui sono state attribuite le tre stelle della Michelin.
La realtà è forse questa: siamo ancora legati a un'umanità che ci induce a relazionarci con il prossimo, risposta positiva a una società sempre più virtuale.Tourist fairs are starting again

The season of tourist fairs is starting again, with events that promise to be larger and more important than in the past. Next month, BIT 2004 - the International Tourist Exchange, by now a traditional appointment - will be held in Milan, and the following month Berlin will host the ITB, the immense exhibition of the tourist offer worldwide.
At the end of the events, there will always be somebody complaining that fairs are losing importance, that participation is mainly driven by the principle that "you have to be there to be seen", and it may well be that there is some truth to this statement.
In the last few years, the Internet has become increasingly pervasive in our lives; business, and tourism in particular, has seized the opportunity to cut times and promote actions that reduce the "waste of product", last-minute travelling to mention but one. Fair organisers, too, have experimented with this technology, in a few attempts at virtual fairs which would have provided the sure benefit of cutting down on travelling and the waste of time, but never managed to take off, and were left at the stage of a product catalogue.
Why has this otherwise successful innovation failed in the tourist sector? Maybe because personal contact between people is still essential and irreplaceable in certain areas. There is no other way to explain the investments made in order to be visible, not only at fairs but also at the satellite events that are often organised at the highest levels. As part of the Berlin ITB, for example, we will be participating in a gala dinner where the chefs will be five superstars of world cuisine, who have been attributed three Michelin stars.
The truth may be that we are still driven by a desire to establish contact with other people - a healthy response to an increasingly virtual society.

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

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